A tu per tu con Roberto Tomei

“Fare l’imprenditore/imprenditrice vuol dire essere in grado di leggere i cambiamenti e trovare nuove soluzioni”, ci racconta Roberto Tomei, imprenditore, da più di trent’anni nel settore dell’enogastronomia. Seguendo le orme di famiglia da giovanissimo comincia a lavorare nell’industria della ristorazione.

Si laurea in Economia Aziendale con la specializzazione in food & wine management, a cui aggiunge un master in Food & Beverage Administration. Dopo gli studi, inizia a lavorare come F&B Manager per alcuni ristoranti di Roma, approfondendo i diversi ambiti dell’ enogastronomia, diventando Sommelier Ais e frequentando l’Accademia Slow Food. Curiosità e creatività lo portano a Venezia per conoscere le tecniche e i segreti dell’antica arte di intaglio del ghiaccio. Nel 2004 fonda la Ginevra Consulting, società di consulenza specializzata nel settore food and beverage che ad oggi vanta un portfolio importante fatto di grandi sfide e altrettanti successi.

Protagonista dell’ultimo appuntamento del ciclo di masterclass di formazione Growth –  Start Up F&B – Gli strumenti e le competenze necessarie ad intraprendere un percorso imprenditoriale, gli abbiamo chiesto alcuni suggerimenti per chi sogna di lanciare un progetto nell’industria della ristorazione. 

Quali sono, soprattutto oggi, le competenze che un imprenditore deve necessariamente apprendere e migliorare per lanciare un progetto o per perfezionarlo, nel mondo del F&B? 

Sono le stesse per qualsiasi settore imprenditoriale, ovvero un mix di competenze che vanno molto al di là di quelle strettamente tecniche. Un report del World Economic Forum ci dice che negli ultimi cinque anni la classifica delle competenze imprenditoriali si è completamente modificata: la capacità numero uno rimane il problem solving, ma a scalare i vertici della classifica sono la creatività ed il pensiero critico, una volta considerati molto meno importanti rispetto per esempio alla capacità di contrattazione. Fare l’imprenditore/imprenditrice vuol dire essere in grado di leggere i cambiamenti e trovare nuove soluzioni, il processo decisionale che ne consegue è a tutti gli effetti un pensiero creativo che richiede competenze trasversali, con l’obiettivo di creare valore, realizzando qualcosa che abbia un impatto positivo sulla società.

Nella fase iniziale di progettazione cosa è bene tenere a mente? 

Più che tenere a mente, direi che è fondamentale tenere aperta la mente. Ogni progetto richiede una fase iniziale di analisi dello scenario, inteso come macro contesto in cui l’azienda andrà ad operare, con le sue caratteristiche socio- economiche e geo-politiche, i suoi movimenti e trends futuri. Sta poi alla capacità di visione imprenditoriale, mettere a sistema queste informazioni interpretandole in modo da capire come la mia azienda può generare valore in quel contesto.

Quanto la costituzione del team influenza sulla buona riuscita di un progetto? 

Costituire il giusto team è una delle scelte strategiche principali per l’avvio di ogni progetto o realtà aziendale ed anche questa scelta richiede una parte di soft skills da parte dell’imprenditore. Bisogna saper riconoscere non tanto le competenze tecniche (chiaramente necessarie), quanto più l’attitudine di ogni risorsa. Ci si deve chiedere quale sarà livello di contributo della risorsa in base alla capacità di ingaggio che il progetto stimolerà in essa, perché si rispecchia nell’idea, perché ne condivide gli obiettivi, si sente valorizzata nei compiti e sarà a suo agio nel gruppo di lavoro composto.

La pandemia ha sicuramente modificato il modo di “fare ristorazione”. Quali sono e saranno le tendenze future? Cosa bisogna considerare oggi, in un’epoca post-covid, rispetto al passato, per nutrire, coltivare e far crescere un bar, o un ristorante? 

Il futuro si muove in diverse direzioni che possiamo riassumere in tre parole chiave: sostenibilità ambientale – digital transformation – food technologies. Per rispondere anche alla seconda domanda, bisogna considerare che negli ultimi anni, già in epoca Pre-covid, abbiamo assistito ( e partecipato) ad un parziale rinnovo delle realtà imprenditoriali del food & beverage.  Queste sono passate da aziende a conduzione familiare ad aziende strutturate in grado di presidiare i diversi ambiti di processo operativo, chiaro che si parla ancora di una minoranza, ma in crescita; I clienti sono più consapevoli, attenti, esigenti. La concorrenza è ampia e qualificata. Occorre dotarsi di un approccio imprenditoriale che non sottovaluti tutto questo, perché la mancanza di team e competenze gestionali, porteranno inevitabilmente a non tenere il passo con i nuovi scenari di mercato.

 

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